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Magia e malocchio a Tula – Tesi

Comune di Tula,

DESCRIZIONE

Nella prima parte del mio elaborato ho esaminato alcuni studi concernenti la magia. In linea di massima dagli studi etno-antropologici emerge che i rituali magici sono presenti in tutte le società. Alcuni antropologici sostennero che la magia fosse una modalità di funzionamento dell’intelletto e che lo scopo delle pratiche magiche fosse quello di esercitare un controllo delle potenze della natura. I più recenti studi, invece, dimostrano che la protezione magica svolge tuttora un ruolo fondamentale per un gran numero di individui e dunque le pratiche magiche non apparterebbero esclusivamente alle popolazioni selvagge. Dalla ricerca sul campo effettuata a Tula, è emerso che un gran numero di individui si rivolge alla magia nei momenti di crisi. Molti tulesi si rifugiano nel mondo magico quando ritengono, per esempio, di essere colpiti dal malocchio. Si deduce che tale potere risieda nel sangue e spesso viene trasmesso di padre in figlio poiché si tratta di una qualità biologica. Il malocchio, nella variante logudorese ponere oju , o coppu e oju, è un potere riconosciuto ad alcuni personaggi, i quali producono quest’influenza negativa sia nei confronti dei compaesani sia nei confronti delle cose con cui entrano in contatto. Il malocchio può manifestarsi in diversi modi: può causare mal di testa, mal di stomaco, spossatezza, nausea, vomiti o difficoltà alla normale deambulazione. Non si esclude che qualsiasi individuo possa gettare il malocchio: esso si trasmette il più delle volte con uno sguardo e colpisce maggiormente coloro che vengono ritenuti più deboli, in modo particolare i bambini. A Tula il rito dell’eliminazione del malocchio, sa meighina e s'oju ,viene praticato esclusivamente dalle donne le quali possiedono sa manu ona, una buona mano, una propensione a compiere il rito. Sa meighina prevede una procedura di diagnosi e cura: la guaritrice mette un po’ d’acqua in un bicchiere e dopo aversi fatta il segno della croce, inizia a ripetere mentalmente, o sottovoce, le parole segrete, i verbos, e simultaneamente esegue per tre volte una croce nel bicchiere toccando quattro angoli di esso. Il segno della croce e la formula vengono ripetuti per tre volte. Nel mentre vengono versate nell’acqua tre gocce di olio, rigorosamente d’oliva. Ora è possibile ottenere la diagnosi: man mano che le gocce d’olio cadono nell’acqua, si osserva che se l’olio si espande la diagnosi è malocchio, se si espande poco, significa che esso è nelle prime fasi ed è quindi lieve e scomparirà facilmente; se l’olio arriva addirittura a scomparire significa che il malocchio è più potente e sarà più difficile da trattare. Se l’olio resterà a galla normalmente, la persona non è colpita da malocchio e la meighina termina lì. Se il malocchio è presente la meighina di acqua e olio non va mai buttata in un luogo in cui possa passare qualcuno, poiché questi calpestando l’acqua, assorbirà il malocchio. Il rituale viene insegnato da una guaritrice anziana ad una più giovane in quanto dopo averlo rivelato si perderà la facoltà. La procedura può essere insegnata solo nei giorni compresi tra Natale e Capodanno ma secondo altre curatrici si ha tempo fino all'Epifania. Dalla ricerca sul campo è emerso che questo rito è conosciutissimo anche dai più giovani: molti non credono assolutamente nell'efficacia del rito ma tanti altri si rivolgono alle curatrici per essere “guariti”. Un altro rituale tulese, ancora oggi molto praticato, ha come scopo il ritrovamento di oggetti smarriti e/o rubati. Anche questa pratica viene eseguita solo da donne e anche esso consiste nella recitazione di formule quelli più efficaci sono quelli in onore di Sant'Antonio Abate. Dopo la recitazione delle formule si guarda fuori, in strada, e si cerca di interpretare ciò che si vede. Altre pratiche curative tipiche della medicina popolare hanno come scopo l’eliminazione dei porri: per ciascun porro si prende un pugno di sale grosso e colui che ha i porri si mette alle spalle di un pozzo e vi butta dentro il sale mentre ripete determinati verbos. Un altro rituale riguarda la cura dell’orzaiolo. La guaritrice con ago e filo fa finta di cucire l'occhio del paziente e nel mentre recita le formule. Molti rituali risultano quasi sconosciuti alla popolazione e uno di questi è connesso ad una credenza secondo la quale esista una janna e s’anima che sarebbe la porta dell’anima, perché si credeva che lo spirito passasse per di là. Per combattere, la nausea, il singhiozzo e i vomiti, si eseguiva il rituale chiamato asciare s’anima, ossia alzare l’anima, con il quale si misurava s’anima: la curatrice faceva partire un laccio dal proprio gomito fino al polso e apriva il braccio fino a toccare al petto del paziente che si trovava dinnanzi a lei. Dopo aver ripetuto il rituale per 3 volte subito l'ammalato si sarebbe ripreso. Un’altra antica credenza riguarda le anime, sas animas, ossia la convinzione che alcuni individui abbiano la capacità di veder le anime. Numerose testimonianze confermano la credenza secondo cui le anime dannate, quelle che avrebbero peccati gravissimi da scontare, non siano volute da Dio, neanche all’inferno e dunque siano costrette a vagare tra gli uomini, talvolta impossessandosi di essi, fin tanto che non troveranno pace.

DETTAGLI

LINGUA : italiano
LICENZA : CC-BY-NC-SA
ARGOMENTI : # in Società e scienze sociali / Sociologia e antropologia / Antropologia
PAESI : Sardegna / EUROPA / Europa Meridionale
LIVELLO SCOLASTICO: Università